PAPA FRANCESCO APRE ALLE BESTEMIE
CITTÀ DEL VATICANO – Jorge Bergoglio continua a stupire il mondo per
la bontà e l’umiltà delle sue azioni, sovente inaspettate e
sorprendenti. L’ultimo episodio si è verificato durante la preparazione
di una messa privata in una piccola cappella Vaticana. Due operai
stavano trasportando una pesante Madonna lignea, quando uno – allergico
all’incenso – è stato colto da un’improvvisa crisi di starnuti. La
statua gli è così scivolata di mano, cadendo su un piede dell’altro
operaio, che non è riuscito a trattenersi ed è esploso in
un’imprecazione rabbiosa: “CANDIÐÐÐ¦ØØØØØØØØ!!!”.
Ne è seguito un interminabile momento di silenzio, ma quando tutti i
presenti temevano una reazione dura e una punizione esemplare, Papa
Francesco si è avvicinato allo sventurato operaio e con voce soave gli
ha sussurrato: “Caro fratello, hai accostato al nome di nostro Signore
quello del miglior amico dell’uomo. Te ne sono grato, sarà per me
un’occasione di riflessione.”
Il Pontefice ha quindi incaricato uno dei suoi consiglieri più
fidati, il raffinato teologo German Moscones, vescovo del Guatemala, di
approfondire la liceità dell’imprecazione apparentemente blasfema. I
risultati dell’esegesi sono stati stupefacenti: visto che da secoli si
accosta il nome di Dio alla figura dell’agnello (“Agnello di Dio che
togli i peccati dal mondo…”) e che il cane ha almeno pari dignità,
sarebbe discriminatorio non concedere lo stesso privilegio al quadrupede
tanto amato dagli esseri umani; pertanto la bestemmia dell’operaio può
considerarsi teologicamente accettabile.
Mentre cresce lo sconcerto da parte dell’ala più tradizionalista
della Chiesa nei confronti di questa inaspettata apertura, Monsignor
Moscones sta procedendo speditamente alla disamina dei rappresentanti
del regno animale. Ne ha identificati altri parimenti meritevoli di
essere accostati a Nostro Signore come il cavallo e il toro.
Le forti pressioni degli integralisti lo hanno però costretto ad
escludere per il momento dalla lista delle interiezioni consentite una
delle più diffuse (pare che sia stata declamata in pubblico persino da
un Presidente del Consiglio), il celebre “PORCODЦؔ.

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