NANO RIMPIAZZA KOALA NELLO ZOO DI SYDNEY
SYDNEY – Dopo l’orsetto Knut, il leone marino Puff e l’opossum Heidi,
un altro cucciolo sfortunato unisce e commuove un’intera nazione. Si
tratta di Chip, tenero koala diventato la mascotte dello zoo australiano
dopo aver perso i genitori lungo la pericolosa statale 115, che i koala
selvatici attraversano per andare a farsi investire sulla 98.
Una mattina il piccolo orfano ha cercato un po’ di calore materno nel
marsupio del canguro femmina della gabbia accanto, ma al rientro del
maschio una furiosa scarica di pugni ha ucciso la malcapitata e ridotto
Chip in fin di vita. Il maschio geloso ha poi rivolto i guantoni contro
se stesso, ma è stato bloccato da alcuni lemuri accorsi a fare il tifo.
Una tragedia come tante, ma è qui che il destino di Chip si incrocia
con quello di Rufus Trifidus, aborigeno pigmeo che lavora nello stesso
zoo come inserviente: Chip era la principale fonte di reddito dello zoo,
e nell’ansia di trovare un’alternativa da offrire ai turisti, la
direzione dello zoo contatta Rufus in segreto.
“La taglia era quella”, racconta l’uomo, “e qualcuno sapeva della mia
abilità nell’arrampicarmi sugli alberi e restarci aggrappato per delle
ore. A scuola tutti volevano pestarmi, e poiché le gambe mi impedivano
di distanziarli ho capito che dovevo sviluppare la mia fuga in
verticale. Una volta su, per risparmiare energie imparai anche a
rallentare le funzioni vitali fino ad assumere un’espressione vacua e
immobile come quei cazzo di orsetti”. Rufus ottiene così un realistico
costume da koala e, dietro l’obbligo del silenzio, l’ambito posto di
star dello zoo di Sydney.
L’inganno crolla quando un turista immortala un koala che piscia in
piedi dietro un albero mentre si gratta le chiappe, ma l’afflusso di
visitatori è persino aumentato: “Ormai sono un fenomeno da baraccone, ma
va bene così” commenta Rufus, “anche perché alla prossima cazzata mi
buttano nella gabbia del canguro”.

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