martedì 10 settembre 2013

SCAMBIO DI ALBUM FOTOGRAFICI DI MATRIMONIO!!! "SCOPERTI DOPO 40 ANNI"

SCAMBIO DI ALBUM FOTOGRAFICI DI MATRIMONIO!!!    "SCOPERTI DOPO 40 ANNI" 

NAPOLI – Triste scoperta per i coniugi Concetta ed Antonio Morello che, in occasione del loro 40° anniversario di matrimonio, avevano organizzato festeggiamenti in grande stile. Certi di fare sorpresa gradita, i figli avevano provveduto alla proiezione delle foto del loro matrimonio. Lacrime di commozione per entrambi, finché il padre della ‘sposa’ è balzato in piedi gridando: “Quello non sono io!”. Tutti pensavano al consueto attacco di arteriosclerosi, ma l’anziano insisteva: “E quella bagascia sembra mia moglie, ma non lo è!”.
Guardando con attenzione le foto e il filmino, anche i figli e i parenti hanno dovuto ammettere che, sì, quello non era il loro album di famiglia. La festa è stata sospesa. La signora Concetta, in lacrime e in evidente stato di shock, negava l’evidenza: “Ricordo benissimo il giorno più bello della mia vita. La chiesa, le foto a piazza Plebiscito, le foto al parco Virgiliano, il ristorante a Posillipo. Com’è possibile che quella nell’abito bianco non sia io?”
Il marito e alcuni parenti hanno infine rintracciato il fotografo e lo hanno costretto ad ammettere, non proprio con le buone, che c’è stato uno scambio di album: “Vi giuro che non sono in grado di risalire alla coppia che possiede i vostri ricordi” sarebbero state le sue ultime parole. Pertanto lanciamo un appello ai nostri lettori: se il vostro matrimonio ricorda quello sopra descritto, controllate bene le foto, potreste avere in casa l’album dei coniugi Morello.

CROLLO DI ADESIONI::: "IL KU KLUX KALAN APRE AD ALTRE ETINIE"

CROLLO DI ADESIONI:::   "IL KU KLUX KALAN APRE AD ALTRE ETINIE" 

USA – Butch Mandelasson è una di quelle presenze rassicuranti con cui passeresti volentieri una domenica con una birra in mano, a cuocere carne sul barbecue. Certo, se non sei un negro. Perché Butch è niente meno che il presidente della più prestigiosa sezione del Ku Klux Klan di tutti gli Stati Uniti, quella di Polaski, in Tennessee, dove il movimento nacque nel 1865, mutuando il nome dalla parola greca κύκiλος (“kukilos”), cioè “la cerchia di quelli con l’uccello piccolo”.
“Noi del Klan non abbiamo mai fatto differenze di casta, ceto o religione”, mi racconta Butch, “Non importava se tu fossi un assassino battista o un rapinatore presbiteriano, un usuraio metodista o un banchiere pentecostale: sotto i nostri cappucci eravamo tutti uguali, tutti impegnati a difendere i puri valori democratici e le libertà sacrosante che hanno reso grande l’America, come quella di prendere un negro, immergerlo nella pece e cospargerlo di piume, dopo averlo fustigato per bene”.
Ma i tempi sono cambiati, i giovani ragazzi bianchi si mettono a suonare blues e jazz e a cantare il rap, vanno a vedere i film con Vin Diesel e Denzel Washington, qualcuno di loro addirittura si masturba sulle foto di Rihanna e Beyoncé  (e qualcuno anche su quelle di Vin Diesel e Denzel Washington) e per Butch è diventato difficile riuscire a mettere insieme un cospicuo manipolo di minacciosi incappucciati per dare vita a una spedizione punitiva: “Una sera ci siamo spinti in periferia. Alla partenza eravamo già solo una cinquantina, man mano che entravamo nei quartieri negri rimanevamo sempre meno e giunti a destinazione ci siamo contati, eravamo in 8. Prima che ci circondassero abbiamo finto di esserci sbagliati e di credere che fosse Halloween; era giugno, non l’hanno bevuta. Non c’è più la vocazione, ecco il problema”.
A nulla è servito allargare la partecipazione anche alle donne: “Un disastro”, commenta il vicepresidente Skip Mobutusson, ” si arrivava ai linciaggi sempre in ritardo, quando ormai il negretto era bell’e scappato. Avevi un bel dire alle signore che non serviva a niente truccarsi se tanto poi ci si copriva il volto, ma quelle non sentivano ragioni. Per tacere di tutti quei cappucci a fiori che volevano farci indossare. Una volta un muso nero non abbiamo fatto in tempo a linciarlo: era schiattato prima dalle risate”.
Occorreva dunque nuova linfa per il KKK per cui, non senza accese discussioni, si è deciso di accettare anche iscrizioni da parte di componenti di altre etnie. Il primo è stato il portoricano Rico Gonzales: “Non mi sembrava vero. Potevo andare anch’io in giro a linciare qualcuno: finalmente potevo sentirmi un vero americano!” Poi è stata la volta di nuovi adepti di origine asiatica, nord-africana e, dopo qualche resistenza, anche medio-orientale. “Bisogna mettere da parte l’odio che ci divide, la guerra in Iraq l’abbiamo vinta da almeno 10 anni, no?”, commenta Mandelasson.
L’iniziativa ha avuto un tale successo che il movimento non esclude per il futuro l’ammissione di adepti afro-americani: “Un negro nel Klan, che ci sarebbe di strano?”, chiosa Butch, “Abbiamo perfino un presidente negro. Noi guardiamo sempre avanti, è questa la nostra forza, la forza dell’America!”



VUOLE CHIAMARE L'AMBULANZA MA IL TELEFONO!! MA IL TELEFONO E' OCCUPATO DA UN'OFFERTA PER L'ADSL"

VUOLE CHIAMARE L'AMBULANZA MA IL TELEFONO!!  MA IL TELEFONO E' OCCUPATO DA UN'OFFERTA PER L'ADSL" 

Posillipo Basso – Enzo Gorlomi, pensionato settantenne vedovo, da mesi è tartassato da continue chiamate per offerte di risparmiosissime connessioni ad internet ed irripetibili promozioni per il cellulare. Ogni dipendente di call center di ogni compagnia telefonica di origine italica ha avuto il piacere di parlare con lo sventurato Enzo, che da tempo immemore non riesce a contattare la figlia che abita a Torino. Ogni dipendente, sì, tranne uno, Antonio “Tonio” Margheriti, venticinquenne fresco fresco di laurea in odontoiatria, che avrebbe contattato il disgraziato vecchio verso le dieci di sera, mentre ad Enzo, che malamente si trascinava verso l’apparecchio telefonico, era appena preso un attacco di cuore.
“Pronto - ha rantolato Enzo – chi cazzo è?” “Buonasera, la chiamiamo per una rinunciabilissima offerta che sappiamo già lei rispedirà al mittente, ma nonostante questo i miei colleghi mia hanno detto che lei è un tipo simpatico e così, siccome è il mio primo giorno di lavoro, ho deciso di romperle i coglioni alle dieci di sera!” “Non è il momento… credo di avere un infarto…” ha sospirato l’anziano. “Ahah, questa è buona! Mi avevano detto che si sarebbe smarcato con qualcosa del genere! La mia prima telefonata ed è già uno spasso, vero signor Enzo?… Signor Enzo?…”.
Enzo è stato soccorso dalla figlia di Torino, fortunatamente era scesa al paese per chiedergli dei soldi a causa dei debiti di gioco del marito, e ora non risulta in pericolo di vita, certo, almeno fino a quando non sarà tornato a casa. Tonio, nel frattempo, si è dimesso dopo la sciagurata avventura; profondamente colpito dall’accaduto si è ripromesso di non disturbare più nessun anziano, rinchiudendosi in una disperata ricerca della fede che l’ha alla fine condotto ad aderire ai Testimoni di Geova.

NESSUNO BALLA IL BALLO DI SAN VITO AL CONCERTO ? "VINICIO CAPOSSELA TENTA IL SUICIDIO"

NESSUNO BALLA IL BALLO DI SAN VITO AL CONCERTO ? "VINICIO CAPOSSELA TENTA IL SUICIDIO" 

SCICLI- Erano anni che il cantautore di origini irpine chiudeva i suoi concerti con questa celebre tarantella, scatenando un vero e proprio delirio di danze e saltelli come da normale sintomatologia del disordine da shock acustico. E la città siciliana aveva sempre accolto l’artista con un calore riservato a pochissimi altri, tanto da convincerlo a rischiare di tornarci ogni volta. Ma stavolta l’atmosfera finale non ha retto all’escalation di emozioni, lasciando di stucco Capossela, che si è trovato di fronte ad una platea immobile e pensierosa. Il cantautore, in preda a un raptus, ha tentato di togliersi la vita conficcandosi nello stomaco un corno della sua maschera da minotauro, ma fortunatamente l’oggetto non era abbastanza affilato. Adesso l’artista si è ripreso dallo shock e sta bene, ma ha annunciato che d’ora in poi chiuderà i suoi concerti con la canzone ‘Le Pleiadi’.

MARCO TRAVAGLIO AGGREDITO!!! "DA UNO SCIAME DI POST IT"

MARCO TRAVAGLIO AGGREDITO!!!    "DA UNO SCIAME DI POST IT" 

ROMA – Attimi di panico nella redazione de ‘Il Fatto Quotidiano’, quando uno sciame di post-it, circa una 50ina, tutti di colore, hanno travolto il noto giornalista Marco Travaglio ferendolo al viso ed al corpo con lesioni guaribili in 12 giorni. Secondo una prima ricostruzione, Antonio Padellaro, che è solito approfittare degli uffici dei colleghi assenti per le sue emissioni gassose, avrebbe prima emesso una flatulenza – complice una carbonara vivace – dal sentore di circo con gli animali nell’ufficio di Travaglio, per poi spalancare di corsa la finestra quando lo ha visto arrivare: una fortissima folata di vento ha raggiunto il cronista appena rientrato al lavoro dopo il delicato intervento di ricostruzione dei polpastrelli in fibra di titanio cui si era dovuto sottoporre.
Infatti, a causa della sua febbrile attività di scrittore, Travaglio si era totalmente consumato le falangi riducendosi a scrivere con i metacarpi e con una camera d’aria da bici che gli stringeva i tendini della mano come Kirk Hammeth dei Metallica. E con la condanna a 4 anni del Bunganiere la situazione era degenerata nel sadomasochismo, rendendo necessario un intervento chirurgico che gli ha restituito completamente le funzionalità giornalistiche, con l’unico inconveniente che ora può lavarsi le mani solo con la bio-washball.
Al suo ritorno in redazione, oltre ai gas di Padellaro, si erano accumulati sul monitor del suo pc decine e decine di post-it contenenti avvisi di colleghi, auguri di pronta guarigione, pizzini da decodificare, aggiornamenti sulle querele ricevute, le frasi più autoindulgenti di Bondi e le più belle poesie di Scanzi. Ma a causa dell’uraganica ventata , i post-it si sono staccati e scagliati con tutta la forza del branco sul viso e sul corpo del giornalista, che si è difeso come ha potuto. Ricoverato d’urgenza in evidente stato di shock, è stato dimesso in serata solo dopo che l’infermiere di turno ha pulito sprezzante con un fazzoletto la lettiga dov’era seduto.