lunedì 26 gennaio 2015

Mezzo miliardo di firme contro lo scioglimento dei ghiacciai e loro la smettono

Mezzo miliardo di firme contro lo scioglimento dei ghiacciai e loro la smettono  

POLO NORD – La petizione lanciata da Change.org solo pochi giorni fa ha sorpreso anche i più speranzosi ambientalisti di tutto il mondo. Al grido di “Basta con lo scioglimento dei ghiacciai! Firma anche tu per salvare il nostro Pianeta e miliardi di barman e gelatai“, il più popolare sito di petizioni on line è riuscito a smuovere milioni di internauti e a far ricorso alla più potente – ed ormai unica – arma in nostro possesso: il click.
In soli 7 giorni lavorativi, che corrispondono a circa 3 giorni di Facebook, la petizione ha raccolto 500 milioni di firme. Un numero impressionante, che ha colpito e preoccupato i ghiacciai, da sempre impegnati a godersi le radiazioni solari assorbendole e riflettendole a loro piacimento, senza mai farsi mancare periodiche liquefazioni nei periodi più caldi, per potersi fare una vacanza e raggiungere, attraverso le correnti oceaniche, mete esotiche e turistiche. Nel corso degli anni, l’atteggiamento irrispettoso e strafottente di questi enormi blocchi di acqua solidificata aveva attirato le più violente critiche da parte del mondo ambientalista, spalleggiato da Greenpeace: “Non possiamo permetterci di avere piccole porzioni di ghiacciai che decidano di andare a farsi una vacanza in posti più caldi, costringendo la grande massa proletaria delle acque liquide della Terra a surriscaldarsi così. Quelle acque più calde arrivano nei vostri rubinetti ed è vero che sarà più veloce riscaldare l’acqua per la pasta, ma si complicherà il lavoro per barman e gelatai“.
Appena diffusasi la notizia dei 500 milioni di firme, Frank, il più famoso ed influente ghiacciaio del Polo Nord, è stato costretto a sospendere lo scioglimento, e si prevede che ben presto altri ghiacciai seguiranno il suo esempio. Le banchise sono state invase da gruppi di orsi bianchi e trichechi ebbri di gioia e pronti a festeggiare a oltranza.
“Un grande passo per l’Internet, un gigantesco passo per il Mojito“, ha commentato il meteorologo di La7, Paolo Sottocorona.

USA, polizia scambia tredicenne di colore per un asteroide e gli lancia addosso 7 missili nucleari

USA, polizia scambia tredicenne di colore per un asteroide e gli lancia addosso 7 missili nucleari 

WALKER, Texas – È di 657.812 vittime e un fallout nel raggio di 400 kilometri, il bilancio dell’ultimo fraintendimento delle forze dell’ordine negli Stati Uniti.
Il qui pro quo è accaduto poche ore fa nel centro commerciale della tranquilla cittadina texana di Walker, dove gli agenti del commissariato locale hanno fatto esplodere 7 ordigni nucleari contro quello che credevano essere un asteroide in rotta di collisione con la Terra. I filmati delle telecamere di sorveglianza hanno invece svelato che si trattava solo di Phil Freeman, un tredicenne di colore residente a Walker, che si accingeva ad entrare nel centro commerciale per comprare un quaderno a quadretti.
Gli agenti Jerry Scroty e Bill Whitepower si trovavano di guardia sul terrazzo della stazione di Polizia, intenti ad sorvegliare a distanza, con un potente cannocchiale, il reparto lingerie del centro commerciale. L’arrivo di Freeman però, ha subito catalizzato l’attenzione dei due poliziotti, che non hanno esitato mezzo secondo ad avvertire la sala lancio, della catastrofe imminente.
I due hanno quindi raggiunto di corsa il bunker sotterraneo, ma ovviamente non c’è stato il tempo di avvertire il resto della popolazione del Texas.
Il capo della Polizia ha dichiarato, dallo stesso bunker, che si è trattato di uno spiacevole malinteso: “Chi poteva pensare che un nero potesse permettersi di comprare un quaderno in un centro commerciale. Certo è una vera tragedia, tutti quei missili sprecati così. Erano gli ultimi in dotazione, un caro ricordo della precedente amministrazione Bush“.
Anche la NRA, associazione per il riconoscimento dei diritti delle armi, tenta di minimizzare l’episodio e rivendica: “Il numero delle vittime da fuoco amico è notevole, ma sarebbe potuto essere più alto, se non fosse intervenuto uno dei nostri più celebri testimonial e sostenitore. Abbiamo, infatti, motivo di credere che la settima testata sia stata deviata su Giove da un calcio volante di Chuck Norris“.

Violenza sulle donne. Pediatri contro l’allattamento al seno: “E’ cannibalismo”

Violenza sulle donne. Pediatri contro l’allattamento al seno: “E’ cannibalismo” 

BOO (BS) – Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un grido feroce di protesta arriva dai medici pediatri dell’APCI (Associazione Pediatri Corrotti Italiani) contro la pratica dell’allattamento al seno. “Non è possibile che oggi, nel 2014, ci sia ancora qualcuno che pretende di nutrire un neonato con il latte delle mammelle di un essere umano e, come al solito, ci vanno di mezzo le donne! - protesta Pierfedelino Mangiaguardeschi, presidente dell’APCI, durante una conferenza stampa che si è tenuta nell’asilo nido “Peppa Pig”  – è inconcepibile, in generale, che qualcuno mangi il latte di qualcun altro: è un atto di cannibalismo!”.
Mangiaguardeschi è uno stimato professionista e la sua passione per la pediatria è seconda solo alla tenerezza con cui accudisce i suoi piccoli pazienti. “E’ ingiusto anche verso i bimbinelli! D’accordo, si cagano addosso, non si capisce una parola di quello che dicono e ruttano espellendo nauseabondi liquami, ma non possiamo trattare così i neonati” ha continuato. “Anche se la loro immaturità è vergognosa, punirli somministrando loro parti organiche della madre è semplicemente disumano. A questo punto diamogli da mangiare le unghie dei piedi e vestiamoli con la lanugine dell’ombelico. Il latte artificiale, quello sì che è sano, come tutte le cose artificiali”.
Mentre altri ritengono che ai neonati bisognerebbe del tutto evitare di somministrare latte, perché a un certo punto sarebbe anche il caso che si guadagnassero da soli da mangiare, altri avanzano dubbi sulle teorie dell’associazione di Mangiaguardeschi, forse a causa dall’infelice significato della C nella sigla APCI. La cronaca di questi giorni ha poi rinfocolato le polemiche, gettando una luce negativa su un gruppo di sostenitori del latte artificiale: alcuni pediatri ricevevano regali per raccomandare questo prodotto al posto del latte materno, come emerso da una recente inchiesta in cui gli agenti delle Fiamme Gialle hanno arrestato dodici pediatri e messo i sigilli alle tette di oltre quaranta neomamme.
Dello scandalo ha parlato anche Roberto Saviano in un suo editoriale pubblicato in prima pagina su Repubblica, in cui lo scrittore napoletano ricorda che “la Camorra si è accaparrata il mercato del latte artificiale. La cocaina del cartello di Tijuana attraversava indisturbata le dogane di tutto il mondo attraverso rotte internazionali compiacenti. Passando per il Gabon e la Papuasia, finiva dritta dritta a Singapore. Poi sterzava, si prendeva un Camogli all’autogrill di Caianello e arrivava purissima a Napoli. Così nevicava in ogni stagione. I Casalesi la pigliavano e la tagliavano col latte artificiale. La botta di quella coca al latte in polvere era strana: subito dopo averla sniffata ti saliva la scimmia di guardare i Teletubbies. Ma con due Plasmon, facevi il ruttino e poi subito la ninna. Quella coca valeva oro”.
“Questo business dell’allattamento al seno è scandaloso, una indegna manovra dei fanatici del biologico. Pensate davvero che le cose naturali facciano bene? Tutte bugie. Le cose naturali fanno male! Sono velenose, inquinate, cancerogene. Il latte materno? Certo, come no. Sapete quanta robaccia mangia la madre? Nessuno dovrebbe succhiare il latte dalle mammelle, quando è ancora così giovane. E voi, cari papà, fermatevi un attimo a pensare a cosa avete fatto sulle tette delle vostre mogli. Ci fareste ancora attaccare i vostri figli per nutrirsi? Donne, ribellatevi! E voi, bimbinelli di tutto il mondo che mi state ascoltando, staccatevi subito dai capezzoli di vostra madre!” ha protestato Mangiaguardeschi, prima di gettare manciate di latte in polvere negli occhi dei giornalisti e dileguarsi protetto da una nuvola sapor nostalgia.

Palestina. Lazzaro risorge ma qualcosa va storto: scatta l’emergenza zombie

Palestina. Lazzaro risorge ma qualcosa va storto: scatta l’emergenza zombie 

Betania (Giudea) – “Sono cose che succedono.”
Così commenta il giovane chierico alle prime armi, meglio noto come Gesù di Nazareth. Di fronte alla Betania in fiamme, preda di orrende figure non-morte che divorano cadaveri e trasformano tutto in devastazione e morte
, Cristo sembra impotente.
“Ora però devo trovare un rimedio a questo casino”. E nel dirlo sferra un fendente con la spada al collo di uno zombie che si sta avvicinando minacciosamente.
Diciamocela tutta: non è facile fare un miracolo dietro l’altro, soprattutto se non hai l’esperienza adatta.
“Tutti ti invocano ‘Maestro di qua’, Maestro di là’, ma non sanno lo stress che questo provoca, assieme alla paura di non essere all’altezza. Si fa presto a dire ‘Figlio di Dio’, quasi quanto ‘Figlio di qualcos’altro’ ma il problema è quando lo devi dimostrare. Fino a quando si tratta di moltiplicare pane e pesci o rifilare vino sofisticato è una cosa. Ma già fare uno charme di massa su degli zotici per non fargli lapidare una puttana non è stata una passeggiata. Non sono Giucas Casella! Però quando iniziamo a parlare di miracoli veri le cose cambiano. Riportare in vita i morti non è stata una buona idea, francamente. E non vi dico il fetore che emana uno morto da almeno quattro giorni come Lazzaro. Ma non potevo dire di no alle sue sorelle Marta e Maria: fanno una pedicure che ha del miracoloso”. Dopo la grana con i NAS per la storia dell’adulterazione del vino, e con la Finanza per quei pani e pesci in più non dichiarati, questa catastrofe, seppur non voluta, potrebbe portare al ragazzo un sacco di guai.
“Lo diceva mia mamma che dovevo continuare a fare il falegname!” Conclude il giovane chierico; e alla luce degli ultimi eventi non possiamo che concordare con quella santa donna.

Fame chimica? Da oggi c’è l’ARSA (Associazione Recupero Stronzi Affamati)

Fame chimica? Da oggi c’è l’ARSA (Associazione Recupero Stronzi Affamati) 

HIGHLANDER (Scozia) – E’ nata l’A.R.S.A. (Associazione Recupero Stronzi Affamati), la prima Fondazione per le vittime di infortuni da fame chimica.
Cinque anni fa, Pat McCain ha perso l’uso della mano destra a causa degli effetti della cannabis. E con esso la voglia di vivere. Eppure aveva tutto quello che si può desiderare dalla vita: la Playstation, una scopamica allergica ai pollini e una nonna che cucina da paura, un lavoro sicuro e appagante come manutentore di impianti di posta pneumatica.
Fino all’incontro con la droga.
Un tragico giorno di cinque anni fa, dopo aver consumato la ben nota sostanza stupefacente, un violento attacco di fame chimica ha sconvolto la sua esistenza. McCain è rimasto incastrato con la mano in un inferno di lamiere e tuberi fritti, mentre cercava di recuperare le ultime patatine dal fondo del tubo di Pringles. “E’ stato tremendo” – racconta Pat – “con la droga ho chiuso. Ho dovuto mollare il basket e i tornei di Playstation, le mie passioni. A Natale non potevo giocare a carte, e quando gli altri le davano per me mi sentivo diverso, emarginato. Per non parlare delle difficoltà sul lavoro, la posta pneumatica mi ha già risucchiato tre volte”.
Ma oggi, la rinascita. Pat ha inaugurato appunto la Fondazione A.R.S.A., per aiutare le persone come lui, vittime di quella fame incontrollata che cela spietate insidie.
Ha accolto nel suo staff altri ragazzi che hanno sperimentato sulla propria pelle quella terribile esperienza: come Mike, il tesoriere, un non vedente da 7 anni a causa di una confezione di popcorn da microonde rimasta inesplosa o la segretaria Janis, costretta a vivere da 2 anni con la lingua infilata in un flacone di Danacol mentre cercava di placare l’arsura. Volontari che ogni giorno offrono assistenza legale, morale e anche pratica a centinaia di giovani in difficoltà, li motivano con attività ricreative e li aiutano a trovare un lavoro per un completo reintegro nella società.
“Pochi mesi fa è venuta una madre disperata con suo figlio: aveva perso il naso dopo essere stato travolto da una credenza mentre cercava di recuperare un sacchetto di zucchero a velo avanzato da Natale. Da quel momento, sfigurato e senza sapere dove appoggiare gli occhiali, si era alienato nel suo mondo. Lo abbiamo accolto, sostenuto e narcotizzato, e ora recita nella nostra compagnia teatrale come attore principale nel musical di ‘IT’. A così pochi mesi di distanza rivedere gli stessi occhi della madre, ma pieni di gioia, ci ripaga di tutti i nostri sforzi” – racconta Pat, che non perde occasione di presentarci il suo ultimo libro sulla pratica del fisting, “A pugni chiusi”.  Il ricavato delle vendite sarà devoluto interamente in beneficenza alla Fondazione. “Compratelo! E’ per una buona causa!”.