mercoledì 27 novembre 2013

LEGGE DI STABILITA' !!! "SPUNTAUNDICEMBRE UN MESE IN PIÙ PER LAVORARE GRATIS"

LEGGE DI STABILITA' !!! "SPUNTAUNDICEMBRE UN MESE IN PIÙ PER LAVORARE GRATIS"

ROMA – Dal cilindro del cappello della manovra economica spunta un nuovo emendamento che pare punti dritto contro i soliti noti. Grazie a una deroga bipartisan, infatti, il 31 Dicembre non sarà più l’ultimo dell’anno, perché dal patto di stabilità è spuntato fuori il tredicesimo mese, che sarà composto da trenta giorni.
«Siamo ai ferri corti» precisa Saccomanni, «e con questo provvedimento cerchiamo di rispondere all’appello  lanciato da Confcommercio per riuscire a pagare le tredicesime: per quest’anno, i lavoratori dovranno guadagnarsele lavorando». Il ministro punta anche su un piccolo incremento del Pil, proprio grazie alla produzione di quel mese in più.
I sindacati sono già sul piede di guerra. La Camusso attacca il Governo: «Oltre che debole come idea, il mese in più offende la dignità del lavoro. Se non verrà eliminato questo Undicembre, chiederemo la quattordicesima per tutti». A stretto giro è arrivata la replica di Fassina: «Comprendo la difficoltà della situazione, ma abbiamo stimato che il consumo di tabacco della Camusso porterà un importante segno + sulla nostra economia, e i risultati ci premieranno».
Intanto il Pdl ha pensato proprio di spostare in quel mese il voto sulla decadenza di Berlusconi: «Voteremo l’emendamento sull’Undicembre solo se il Pd ci accorderà di slittare il voto sulla decadenza nel nuovo mese» si fa avanti Gasparri.
Molte le proteste da parte dei lavoratori che si vedono sfumare l’unico stipendio senza lavorare. La perplessità dei disoccupati resta quella di riuscire ad arrivare alla fine del mese in più. I grillini hanno già dichiarato battaglia contro l’ennesima porcata del Pdl e del Pdmenoelle, promettendo  di far annullare questo delirio nei prossimi giorni.
Staremo a vedere. Una cosa è certa: se ci sarà questo Undicembre, spostate la vostra cena di San Silvestro al mese successivo.

IL FIGLIO DI GALLIANI "BARBARA AL POSTO DI MIO PADRE" ? "DOVRÒ FARMI UNA VITA FUORI DALLO STADIO"

IL FIGLIO DI GALLIANI "BARBARA AL POSTO DI MIO PADRE" ? "DOVRÒ FARMI UNA VITA FUORI DALLO STADIO" 

(Stadio Giuseppe Meazza, tribuna autorità, primo anello rosso). La preoccupazione è evidente sul viso di Galliani Jr. (nessuno ne conosce il nome di battesimo, il padre stesso, Adriano, si limita  a chiamarlo “Ehi, sposta il giubbotto, ché devo sedermi!). E ne ha tutte le ragioni perché se nel ruolo di amministratore delegato del Milan dovesse arrivare Barbara Berlusconi, ormai in rotta di collisione contro Galliani Sr., la vita di Jr. potrebbe subire uno sconvolgimento rivoluzionario. “Non voglio lasciare questo stadio! La mia vita è qui…salvo quando il Milan gioca in trasferta”.
In effetti è uno dei grandi misteri che da almeno 20 anni affascinano gli studiosi del paranormale: cosa fa il figlio di Galliani quando il Milan non gioca? “Sto sempre qui, leggo vecchi numeri di San Siro Calcio, passeggio sul prato, faccio lo sbandieratore con le bandierine del corner. Una volta ho preso un centinaio di poltroncine arancioni e le ho inserite nella curva verde dell’Inter componendo la parola MERDE. Ho riso tutta la settimana…poi alla domenica ne abbiamo presi 4 nel derby”.
Il volto di Galliani Jr. si rabbuia e gli occhi si fanno lucidi. “Io non saprei cosa fare fuori da uno stadio. È l’unico luogo dove vedo mio padre, anzi dove lui vede me. E ogni volta la sua gioia mi scalda il cuore. Ricordo una volta allo stadio di Tokyo, per una finale di coppa Intercontinentale. Lui arrivò e trovandomi già al mio posto mi chiese «Ma come cazzo fai? Ho controllato ovunque, sull’aereo non c’eri! Non riuscirò mai ad abituarmi a questa cosa!»”
Ma cosa potrebbe fare questo ragazzo ormai sulla quarantina se non potesse più restare nel tempio del calcio? “Non posso nemmeno formulare una simile ipotesi. È troppo doloroso. Qui è dove mi sono formato culturalmente sulle interviste a Gattuso e Cassano, qui è dove ho conosciuto il mio primo orgasmo con la rovesciata di Van Basten contro il Goteborg. Qui è dove sono nato, proprio su questa poltroncina. È l’unica che non hanno mai sostituito. Qui è dove i miei genitori mi hanno concepito dopo un 4 a 0 contro il Palermo con doppietta di Rivera”.
Ma è mai uscito da uno stadio?
“Una volta sola. Sono apparso a Portofino ma sono stato subito aggredito da un tifoso dell’Inter che non credeva che non avessi un nome di battesimo. Ah, se vedete Barbara, per favore, ditele che Junior la trova molto carina!”

DIRETTORE MUORE DURANTE CONCERTO !!! "ORCHESTRA SUONA ININTERROTTAMENTEDA SEI GIORNI LA STESSA NOTA"

DIRETTORE MUORE DURANTE CONCERTO !!!  "ORCHESTRA SUONA ININTERROTTAMENTEDA SEI GIORNI LA STESSA NOTA" 

MINSK – È un rigido inverno quello di Minsk, capitale della Bielorussia, un’altra sanguinaria dittatura d’Europa. Mentre le famiglie, raccolte nelle loro piccole case, sbocconcellano gustosi budini di patate intorno al focolare, nell’aria tersa d’una notte che pare senza fine risuonano le note dell’Orchestra Filarmonica Nazionale. Nello specifico, una sola nota, da giorni: il mi bemolle.
Il Maestro Sjarhej Grigorij Michajlovič Mjan’kov stava infatti dirigendo trionfalmente il quarto movimento della Settima sinfonia in fa diesis maggiorato (adagio, allegretto quasi un poco alticcio) di S. Prokof’ev, quando il suo pacemaker è improvvisamente esploso facendogli prendere fuoco alla pettorina. Il Mo. è morto sul colpo, dramma a cui si è aggiunto quello che la marsina fosse a nolo. Lo smarrimento ha travolto i musicisti che, rimasti privi di guida, si sono incantati sull’ultima nota suonata, il mi bemolle, e la stanno tenendo ininterrottamente da sei giorni. Nessun orchestrale ha finora mollato il colpo e tutti stanno tentando con sforzo sovrumano di reggere fino al rimpiazzo del direttore d’orchestra. In difficoltà sono soprattutto i fiati: l’oboe e il secondo fagotto lottano fra la vita e la morte e il corno inglese, ormai senza respiro, sta riproducendo il suono del suo strumento con il culo. Il pianista ha vomitato nella cassa del suo Steinway & Sons e il primo violino, il sublime virtuoso Dimitrovi’ch, ha maledetto a gran voce il giorno in cui ha preso la prima lezione di musica.
Nessuno, fra il pubblico, ha protestato o lasciato il Teatro Nazionale perché, nella sanguinaria dittatura bielorussa, contestare o alzarsi nel bel mezzo di un concerto è un reato punito con la fucilazione. Anche gli spettatori hanno cominciato ad accusare malori, soprattutto quelli che attendevano l’intervallo per poter tossire e che, secondo alcune indiscrezioni trapelate, sono deceduti quasi tutti per asfissia. Però, poiché anche morire durante l’esecuzione di un concerto di Prokof’ev, nella sanguinaria dittatura bielorussa, è un reato punito con la fucilazione, la situazione è diventata ancora più confusa quando sul palco è entrato marciando un plotone di esecuzione del Tribunale Militare che ha crivellato di colpi prima il cadavere del direttore d’orchestra e poi, a ruota, quelli di alcuni spettatori – in ordine di fila – e, preventivamente, anche alcuni anziani molto in là con gli anni. Come finirà? Nelle stradine intorno al teatro, la gente passeggia con indifferenza come se non stesse accadendo niente. Perché, nella sanguinaria dittatura bielorussa, accorgersi di qualcosa è un reato punito con la fucilazione.

ACCADEMIA DELLA CRUSCA !!! "RITROVATO IL PARTICIPIO DEL VERBO PRUDERE"

ACCADEMIA DELLA CRUSCA !!!   "RITROVATO IL PARTICIPIO DEL VERBO PRUDERE" 

FIRENZE – A chi non è mai capitato di dover raccontare un episodio passato, in cui si faceva riferimento a qualcosa di pruriginoso: «Sai, ieri ho indossato il mio nuovo kilt di lana merinos; bello sì, ma come mi ha…», ritrovandosi poi a fissare il vuoto al momento di coniugare il verbo? Nel goffo tentativo di uscire dall’imbarazzo si menzionava puntualmente la terribile influenza che ci aveva colpiti mentre a scuola spiegavano il passato prossimo, maledicendo al contempo il giorno in cui abbiamo comprato quel fottuto kilt; finché, per evitare figuracce, si ripiegava su un più sicuro «come mi ha fatto prudere!».
In realtà non è questione di memoria o di aver studiato. Il punto è che quel participio non esiste! O meglio, così si credeva fino a ieri. Come spesso accade per le scoperte più importanti, quelle che cambiano veramente la Storia, anche questa è avvenuta per caso. Per la precisione, è stata una riscoperta. Umberto Ecco, responsabile del reparto Mangimi linguistici et affini dell’Accademia della Crusca, si era addormentato in biblioteca, mentre terminava la sua ultima fatica letteraria Il linguaggio dell’assaggio: l’italiano nei libri di culinaria postmoderna, quando all’improvviso un tomo gli è caduto in testa. L’uomo, risvegliato dall’impatto, ha subito perso i sensi a causa dell’urto.
Tornato in sé alcune ore più tardi, ha notato che il volume, Su li tempi verbali rimossi per ischerzio da codesta Brigata di Crusconi (Firenze, 1583) era aperto alla pagina pru. Possiamo solo immaginare lo stupore di Ecco, nel vedere che il verbo “prudere” non solo aveva perso il proprio participio (“prurso”, per l’appunto), ma possedeva anche il passato remoto (io prurii, tu pruristi, egli prusse): per secoli, i linguisti  hanno dato credito a una zingarata dei padri fondatori dell’Accademia stessa.
Le pratiche per la riabilitazione del participio e del passato remoto ritrovati sono già state avviate, mentre sono al vaglio altri verbi menomati come “competere” ed “esimere”. Pare che presto potremo finalmente dire «Sì, ho perso, ma ho competuto proprio bene», oppure «Mi sono esunto dal coniugare “prudere” al passato prossimo troppo a lungo!».

LA VEDOVA DI LOU REED !! "GRAZIE EMANUELE FILIBERTO"

LA VEDOVA DI LOU REED !! "GRAZIE EMANUELE FILIBERTO"  

NEW YORK CITY – I parenti di Lou Reed hanno voluto ringraziare pubblicamente il principe Emanuele Filiberto per il suo tweet dedicato alla rockstar scomparsa.
In una conferenza stampa convocata appositamente, la vedova Laurie Anderson ha voluto ricordare come Lou stimasse profondamente il principe sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista artistico.
“Eravamo seduti sul nostro divano a guardare Sanremo come ogni anno, era il 2010, e Lou si stava annoiando profondamente. All’improvviso sale sul palco un trio, la canzone si intitola ‘Italia amore mio’. Durante l’esecuzione Lou non muove un muscolo. Inespressivo. Al termine del pezzo, mio marito è ancora lì, immobile, ma due lacrime gli solcano le rughe del volto. “Nessuno come questo ragazzo ha capito la mia lezione. Mi è sembrato di rivedere me stesso la prima volta che ho eseguito ‘Vicious’ dal vivo. Stesso testo graffiante, stessa potenza emotiva. Laurie…ho finalmente trovato il mio erede”.
Uguali parole di gratitudine la signora Reed ha rivolto a Roberto Formigoni: “Anche il Celeste era un suo fan? Lou ne sarebbe stato onorato; mio marito era un democristiano della prima ora e, ora posso dirlo, le sue condizioni di salute si sono lentamente aggravate alla notizia della morte del senatore Andreotti. Non ha retto il colpo, Don Giulio era un modello di vita per lui”.
Parole dure invece nei riguardi di David Bowie e Iggy Pop: “Personaggi mediocri che stanno solo cercando visibilità sfruttando un morto”.